Tempo addietro trovai nel marsupio di L. del periodo scuole medie, un elastico per capelli color rosa. A sua insaputa (o anche no) lo portai a casa.
Svegliatomi prima del previsto, stamane ho aperto il cassetto dove costudisco gelosamente il referto archeologico. E come un piccolo bambino pieno di curiosità l'ho preso in mano e l'ho tirato, provato, osservato e per finire annusato. Ho chiuso gli occhi e dato pieno ascolto al mio naso. E non datemi del pazzo se mi sono commosso solamente sentendo un profumo. Un profumo pieno di falsa vità, un profumo ambiguo, pieno di doppi sensi. In quel profumo ho sentito le catene dell'accettazione, ho annusato il perchè fare il deifciente per gli altri e annullare se stessi. Era tristissimo e così reale. Come quando ho visto la sua foto di 3a media. Così chiara e reale, una smorfia venuta male e il vuoto totale, la voglia di non essere così ed essere costretti ad esserlo per andare bene. Quel marsupio, Quella faccia, quei capelli semi stirati, t-shirt e pantaloni. La voglia di scappare. Sembrare una foto sbiavida con troppi colori. L'impossibile voglia di dimenticare. Ho sentito in quel profumo tutto il senso delle sue affermazioni. Cancellare quel /piccolo ma non troppo/ istante di vita, eppure è così e basta. Rimane la tristezza. Non è tristezza fine a se, anche se non ho voglia di parlare di me e di quanto mi è successa la stessa cosa, ora. Penso solo ai ricordi che una quasi 16enne possa avere, penso al prendere una gomma gigante o un badile per cancellare o vangare ricordi, penso a quanto sia possibile che io avessi fatto qualcosa per farmi accettare e ora voglia dimenticare, o venga tutto spontaneo.
Danza silenziosa con la morte
Tutto il resto è perduto
Tutto lacerato dall'arrivare dell'autunno
Il battito di un occhio, sai che è mio
Tieni il coltello fermo nella mano
E non dici nulla
Un amore falso divenuto odio puro
Il vento pianse un lamento
Prima di fondersi col grigio
Demone della caduta
Annaspando per un altro respiro
Lei si alzò urlando a porte aperte
Forgiando il seducente svenimento della nebbia
Attraverso le breccie nel muro
Non resisto più
Nelòle fratture, per tutta l'eternità
Si girò intorno e mi fronteggiò per la prima volta
Corri via, corri via.
Solo un secondo, e sono stato lasciato con niente
La sua fragranza pulsa ancora attraverso l'aria umida
Quel giorno è venuto ad una fine
E lei aveva perso in me la sua credenza.
Non capisco di cosa ho paura. Quando mi trovo in certe situazioni.. Non lo so, non so cosa mi prende. Inizio ad avere paura di non fruire a pieno della situazione, di non essere abbastanza, di non farmi piacere ciò che faccio e di non soddisfare l'altra parte.
Più la vedo, più vorrei vederla e stare con lei..
Piatto come una sogliola marinata e non ancora reduce dagli esami di stato, mi trastullo scrivendo ovunque cazzate su cazzate per disintegrare ogni possibilità di valutazione positiva del mio quoziente intellettivo. Cullato da una ninna nanna quale può essere All Hail The New Flesh & co., mi addendro nei cosidetti innominati meandri della mente umana. Entro sfondando porte ovunque per scavare a mani nude nell'inconscio di chi mi circonda, essendo io stesso circondato di porte cloni. Imbraccio una fantastica ARDA anni '90 in Acciaio Inox con cui si fa tutto tranne che tracciare rette e semibiscrome, con l'intento di mancare ponderatamente l'arrivo di 5 gomme in 5 direzioni diverse, ma con l'unico scopo frainteso e così ben visibile di evitare il giudizio di uno sporco fascista baffuto con la faccia di bronzo. Nascondo la paura che nutro dentro di me svolgendo temi troppo consistenti e troppo lunghi, tecnici e concentrici, in contrapposizione alla combustione fai-da-te di piccoli tubetti plasticosi che ti verrebbe voglia di masticare e invece aspirano al massimo a diventare piccoli scooby-doo, tanti piccoli simboli fallici prototipi di inutilità e noia. Stravaccarsi lungo 3 banchi con il braccio a coprirsi gli occhi dal sole cocente di mezzogiorno e non per trattenere le lacrime sofferte di una mancata riflessione su argomento "chi sono e da dove vengo".
Maledetto sia il giorno in cui son nato, maledetto sia il padre che non ho avuto, maledetti siano il mio corpo e la mia mente traditori, maledetta la memoria e il cervelletto, maledette le unghie sempre troppo corte, maledetto me, i miei capelli, il mio petto, il mio modo di fare. Maledetto sia oggi e maledetto, se esiste, il dio che ha creato tutto quello che odio.
Non ho la forza per dirmi su e quindi scrivo o mi faccio del male. Sto tenendo un diario per le cose personali e il blog è solo una deviazione. La creatività mi distrugge. I miei sentimenti li vedo creativi. Camminando prima per strada ho riflettuto su tutto quello che c'è di sbagliato in me, e sui miei sentimenti. Sarà un fiume in piena sul diario cartaceo, a cominciare da stasera, perchè ne ho bisogno.
Non riesco ad ascoltare A Crow Left, ed è dura.
Rimasto a casa tutto il giorno a fracassarmi i timpani con Fates Warning e Gordian Knot, provo una strana sensazione di deja-vu. Mi volto a sinistra e vedo che le nuvole, in preda alla solitudine, hanno invitato a cena le tenebre che lentamente incombono su di noi e spazzano via ogni traccia di glamour intimista, facendoci riflettere sul significato di stare seduti su un termosifone fatiscente a guardare fuori dalla finestra un'ombra incognita sulla superficie frastagliata di una pozzanghera. Prendo fiato.
Allorchè vuoi tornare indietro e schiacci plei e partono i Pantera. I Pantera mi ricordano il profumo serale estivo, il ranch, i sorrisi forzati e le braghe larghe. Non riesco a staccare il viso dalla finestra scura. Le braghe larghe sono il prezzemolo dei miei racconti. Il dolce far niente estivo, caro mio mi manchi e mi repelli, contemporaneamente. Non sono più capace di sorridere per forza, di cosa mi dovrei preoccupare? Rettifico, niente paura, solo rimorso e "quello faceva parte della mia maturazione, sì!". Sono tutto sommato contento di essere come sono, nonostante credo sia sempre più effimero. La finestra si chiude sotto la potenza di mano materna. Il ricordo dei ricordi, già.
Cosa ci può essere di più remunerativo di intrappolare i sogni nel cassetto delle memorie?
Conosco qualcuno che lo sapeva fare, invero. Quante volte ci svegliamo con la solita sinistra e inconcludente sensazione di vuoto? Di già visto, sentito e vissuto e nello stesso tempo dimenticato? Non c'è risveglio che tenga. Odio il risveglio perchè mi fa sentire perso. Magari è un sollievo tornare ad occhi aperti dopo una notte fradicia di sudore e paura. Ma poi? Non ti ricordi mai nulla. Vorrei potermi ricordare qualcosa di quello che sogno.
Forse se ci penso, arriverò a ricordare tracce del mio sogno di ieri. Penso che riguardasse la scuola, un argomento così vago.
Posso dirlo? Lo dico. Odio Jim Carey e le sue espressioni da calcinculo.
Fare l'annuario per 2 ore a volta, è sfiancante.
Fare l'annuario per 6 ore filate senza mangiare fa male. Ti passa la fame, ti viene il mal di testa, e il pomeriggio devi pure proseguirlo. Sballottato è la parola chiave. Mi piace fare l'annuario, con le dovute cautele. Inizio ad odiare il momento in cui mi sono offerto. Da spararsi
Basta. Sono fuori controllo. Non riesco a resistere così. Una madre gelosa, un padre coglione e un figlio che crede di essere capace di distinguere ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Sono stanco di tutto questo e penso di aver preso una decisione: dato che non riesco a sfogare la mia rabbia in alcun modo, farò esattamente ciò che ho fatto 4 anni fa per proteggermi, mi chiuderò in me stesso fino al 7 giugno e oltre, se sarò necessario. Reprimerò il rancore che ho dentro. Sono cambiati i tempi ma lo scopo è lo stesso. Non voglio soffrire dagli errori che faccio e quindi evito di fare errori in principio. Non sarò più me stesso e dipenderò esclusivamente dalla barriera che mi creerò, da quanto sarà spessa, alta o di che materiale sarà fatta. MIa mamma mi sta proibendo di andare da L a cenare. Io non rispondo. Non mi tocca più niente, o comunque non lo devo dare a vedere. Io sarò me stesso solamente quando saprò che potrò fidarmi, ed essere tranquillo, e solo con una persona posso permettermi questo. La balia è seconda cosa, la libertà assume significati imprevedibili quando ci sono gli errori alla base. Devo correggermi e devo farlo subito. Forse soffrire è un bene. Credo di avere voglia di suicidarmi, ora. Non sottovalutatemi, vi prego. Stavolta è seria la cosa e la paranoia è ben presente.
Ho talmente paura di perdere tutto ciò che ho costruito e a cui mi sono affezionato, tutto ciò di cui non posso fare a meno al mondo che al pensiero di doverlo lasciare per forza, un giorno, mi verrebbe da mollare tutto subito prima che mi possa affezionare ancora di più. Se morisse, ora, morirei anche io. E allora mi rinchiuderò nella mia stanza con SOAD, Trombe di Falloppio, Death e Anathema a rotazione, a scrivere e disegnare e aspettare i momenti in cui potrò essere di nuovo me stesso, a sognare un'estate decorosa, perchè divertente sembra chiedere troppo. L'estate porta la depressione nella mia testa, ma ci spero ugualmente.
Ho bisogno di alcool
Dipendere da una risposta. Confidare nell'aiuto. Dire tutto. Parlare quando ci sono problemi. Rotolarsi nell'erba e ridere di un morso. L'intesa perfetta nei pensieri di argomenti comuni. Il prolificare continuo di nuove scoperte. Trasparire e affidare il proprio cuore agli altri. Trovare sicurezza dentro l'insicurezza dell'altro. Scappare da scuola per vederla. Ergere manifesti e slogan in nome del sentimento. Stringere le mani attorno ai fianchi. Fare la doccia e pensarci. Non sopportare l'idea di distacco per tot di tempo. Soffrire delle sue sofferenze e adorare i suoi ragionamenti. La luna mezza piena fino a mezzanotte. 4 Crepes fallite. Avere tanta paura di lasciare tutto e mollare e stare male per l'eternità, pensando di non avercela, la paura. Questo mi spaventa e terrorizza: si chiama Natura. Per me è ignoto. Un concetto così astratto e impalpabile.
Cosa c'è dopo la morte è come chiedersi perchè l'albero sezionato ha i nodi annuali. Nel secondo caso si tende a dire "è una cosa naturale..." , nel primo "è una cosa ignota". Vorrei tendere a raggruppare in un solo insieme le 2 cose, tenendo il secondo nome. L'ignoto spaventa e attrae. E' un contrasto fortissimo di tinte sbiavide. Potete capirmi?
Sabato viene a sentire i prof. Ho le uova fracassate. Reinizia l'incubo della piscina e della vergogna. Ma quando mai sono nato. Che mi porto dietro da troppo tempo... Presumo di aver avuto un trauma infantile, che non sono più riuscito ad affrontare. La mia spinta asociale è fortissima d'estate, per colpa del sole e del caldo, del graduale decadimento dell'abbigliamento dalla pelle della gente. E sono 62 Kg per 1.83 cm, e ho i complessi, sì esatto, perchè di mente sono rimasto indietro a quando ero la botte che tutti conoscevamo, e fisicamente sono cresciuto. 2 stati di evoluzione diversi.